Marettimo: l’isola più selvaggia delle Egadi

Marettimo è l’isola più selvaggia e incontaminata dell’arcipelago delle Egadi. L’isola è la più occidentale e la più lontana da Trapani. L’antico nome di origine greca era Hierà Nésos che significa Isola Sacra. Presso gli arabi era nota col nome di Djazirat Malîtmah. Il nome attuale dell’isola potrebbe prendere origine dalla fusione delle parole mare – timo, grazie all’abbondanza di timo presente su quest’isola.

Dell’isola di Marettimo ci colpiscono le scogliere bianche, le numerose grotte marine e i suoi bellissimi fondali. Per gli appassionati di sub è possibile godere della bellezza di acque incontaminate e cristalline dove ammirare una ricca flora e fauna marina. Imperdibile è l’immersione vicino a Punta Libeccio, dove a 15 metri di profondità, si trova il relitto di un mercantile risalente al Seicento. Sull’isola le spiagge raggiungibili da terra sono poche, tra queste ricordiamo Cala Bianca e la spiaggia di sassi di Punta Troia.

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Marettimo è un isola montuosa la cui cima più alta è il Monte Falcone con i suoi 686 metri. Quest’isola è molto amata dagli appassionati del trekking e delle passeggiate a stretto contatto con la natura grazie ai sentieri battuti  e alle caratteristiche mulattiere. A differenza di Favignana e Levanzo è caratterizzata da un incontaminato patrimonio vegetativo e faunistico. Il borgo è caratterizzato da case a forma di cubi bianchi con le finestre colorate ammassate intorno al porticciolo.

La storia di Marettimo

L’isola era già conosciuta dagli antichi popoli che navigavano nel Mediterraneo e che le attribuirono il nome di Isola Sacra.  Intorno al 150 a.C. i Romani costruirono sull’isola un presidio militare, noto con il nome Case Romane, con lo scopo di controllare la rotta commerciale tra Roma e la Tunisia. Le Case Romane è costituito da due piccoli edifici e da una chiesetta di epoca normanna. Marettimo viene citata come il luogo dove venne firmato il trattato di pace tra i Romani e i Cartaginesi al termine delle Guerre Puniche.

Sotto il dominio Normanno sull’isola venne costruito il Castello di Punta Troia sui precedenti resti di una torre di avvistamento saracena. Il Castello venne poi utilizzato come carcere. Qui nel periodo borbonico fu detenuto anche Guglielmo Pepe durante i primi anni dell’800.

La flora e la fauna dell’isola

A Marettimo si trova la caratteristica macchia mediterranea. Tra le specie endemiche dell’isola ricordiamo il Timo di Marettimo, il Cavolo delle Egadi, il Garofano, la Finocchiella di Boccone, la Scilla mughi, il Rosmarino e l’ Erica multiflora. Sulle montagne si trovano i pini d’aleppo.

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Tra gli animali dominano gli uccelli tra cui piccioni selvatici, corvi, aquila del Bonelli, Martin pescatore, il Nibbio, l’Airone, il Falco pellegrino, il Gabbiano reale mediterraneo e il Barbagianni. Nei ricchi fondali vivono gorgonie, cerbie, dentici e altri pesci di notevoli dimensioni. Recentemente sono stati avvistati degli esemplari di Foca Monaca che si credeva ormai scomparsa da queste acque.

Cosa vedere a Marettimo

Oltre il caratteristico borgo e alla bellissima costa ricca di grotte marine. Veri e propri capolavori creati dalla natura, durante la visita a Marettimo bisogna visitare il sito archeologico delle Case Romane e il Castello di Punta Troia.

Il sito archeologico Case Romane

Il complesso di Case Romane, raggiungibile attraverso un sentiero, sorge su un punto strategico dell’isola da cui è possibile vedere le isole di Favignana e Levanzo. Il complesso è formato da case di carattere militare e da una chiesa. Le case sono edifici di epoca romana, a base quadrata, risalente probabilmente all’età tardo repubblicana di carattere militare-difensivo in opus reticolatum e caratterizzate dalla presenza di ampie arcate. Esse presentano anche un sistema di convoglio dell’acqua. La chiesa di origine bizantina è a pianta rettangolare con volte a botte. Ha un’unica navata divisa in tre campate di cui quella centrale è la più alta e termina con una volta emisferica. L’edificio religioso risale ai primi secoli del cristianesimo. Si pensa che sia stata eretta intorno al 1000-1100 per iniziativa di monaci di rito bizantino su di un sito precedentemente adibito al culto cristiano.

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Il Castello di Punta Troia

Il Castello di Punta Troia sorge sulla punta dell’omonimo promontorio, sulle fondamenta di una torretta di avvistamento costruita nel IX secolo dai Saraceni. L’attuale castello fu edificato dagli spagnoli nel 1600. Essi, sul perimetro che circonda il castello, costruirono una cisterna per la raccolta dell’acqua, detta la Fossa, che venne successivamente adibita dagli stessi Spagnoli a prigione per i reati più gravi. La stessa che probabilmente Guglielmo Pepe citava come cella di reclusione. La Fossa doveva essere profonda più di 7 metri ed era priva di finestre o porte. Doveva ricevere la luce solo da un alto spiraglio doppiamente ferrato. Per questo quando si scendeva la scala di legno bisognava accendere la lanterna anche in pieno giorno. Gli Spagnoli dotarono il castello  di una chiesetta che fu chiamata Real Chiesa Parrocchiale di Marettimo.

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Dalla fine del ‘700 il Castello divenne un carcere per prigionieri politici, fino al 1844, quando Ferdinando II di Borbone ne decise la chiusura. Durante i conflitti mondiali venne usato come punto di avvistamento militare e stazione telegrafica. Successivamente fu abbandonato per più di un secolo. Solo recentemente è stato restaurato. Oggi ospita Il Museo delle Carceri di Punta Troia e l’Osservatorio per la Foca Monaca dell’Area Marina Protetta delle Isole Egadi.

Il piano inferiore  del Castello di Marettimo è costituito da un solo ambiente e da una scalinata che conduce al piano superiore a cui si accede tramite una sorta di androne e, attraverso un piccolo passaggio, chiuso da un cancello si arriva ad una piccola scalinata che porta ad un terrazzamento dove vi sono varie stanze.

L’antica fortezza oggi

L’antica fortezza è oggi un centro culturale nel cuore del Mediterraneo. I visitatori durante la visita al Castello sono accompagnati da guide che raccontano la storia del castello dalle origini ad oggi, e il passaggio da prigione a Museo delle carceri e Osservatorio della foca monaca. Il sito archeologico è raggiungibile o in barca o attraverso il sentiero di Punta Troia, uno dei più suggestivi di Marettimo. Il sentiero parte dal borgo e costeggiando interamente la costa porta al Castello di Punta Troia. Lungo i quattro chilometri e mezzo del sentiero si cammina tra una profumata e rigogliosa macchia mediterranea e si ammirano le numerose calette con il loro mare cristallino e le alte falesie.

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La leggenda sul suo nome

Tra le leggende sul Castello di Punta Troia raccontiamo quella che narra la storia di due sorelle che dividevano, insieme al castello, l’amore per lo stesso principe, fino alla tragica fine, quando, una delle due, in preda ad un raptus di gelosia d’amore, spinse l’altra giù dalla rupe urlandole contro “l’appellativo” che poi divenne il nome della punta di Marittimo.

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